I Migliori Sistemi Multiroom per ascoltare la musica in piú stanze

Fino a poco tempo fa la musica si ascoltava da un cd, un registratore, un disco. Con gli mp3 ed Internet è diventata “liquida”. Può essere fruita senza un supporto magnetico o ottico, la fonte è il nostro cellulare, il pc, oppure direttamente Internet. Sono nati così i sistemi sonori, speaker wireless, che utilizzano Spotify, oppure Deezer, connettendosi al web e mettendo a disposizione un catalogo musicale immenso.

I sistemi multiroom, speaker wireless che si connettono senza fili, hanno poi permesso di ascoltare file musicali in piú stanze, anche con fonti sonore diffeenti. Oggi vogliamo spiegarvi come creare un sistema multi stanza con poche centinaia di euro.

Non abbiamo bisogno di cd, amplificatori, ma soltanto degli speaker wireless, di una connessione Internet oppure di una chiavetta Usb dove ci sono i nostri file musicali.

Sistemi Bose: conosciuta come una delle migliori brand per gli amanti dell’ hi-fi il brand americano si è buttato sul mercato dei “multiroom”. I sistemi SoundTouch e SoundTouch 30 rappresentano rispettivamente la base e il top dell’offerta di Bose. Il primo, compatto e portatile in virtù della batteria ricaricabile (dall’autonomia di circa tre ore), è adatto per stanze di piccole e medie dimensioni, mentre il secondo riesce a sonorizzare anche ambienti di maggior
cubatura.

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Identica la dotazione di entrambi i dispositivi, con display Oled frontale che durante l’ascolto visualizza la sorgente, il nome del brano in riproduzione, l’autore e il titolo dell’album, sei tasti di preset sul pannello superiore per avviare direttamente la riproduzione dalle sorgenti memorizzate più i controlli di volume, accensione e selezione dell’ingresso ausiliario a jack da 3,5 mm, posizionato sul retro. La connettività Wi-Fi si completa con una porta Ethernet (solo sul SoundTouch 30) e con le connessioni Usb, riservate alla configurazione da computer. Gli apparecchi sono certificati AirPlay, quindi gestibili direttamente da tutti i device Apple.

Sul piano sonoro, entrambi i Bose hanno una timbrica molto gradevole seppur non perfettamente neutra, che tende a privilegiare le frequenze medio basse. Il SoundTouch 30 ha esibito un fronte sonoro spazioso, una gamma bassa profonda − abbastanza controllata anche ad alto volume − e medio alti sufficientemente vivaci. Buona la dinamica e la tenuta in potenza, senza avvertibili distorsioni o risonanze indesiderate del cabinet anche a volume sostenuto. Come prevedibile,
il Portable ha riproposto la medesima impronta sonora ma in scala ridotta, esibendo una potenza d’uscita accettabile ma, soprattutto, un resa nei bassi inaspettata per un dispositivo di queste dimensioni.

Samsung: se volete spendere qualcosa in meno per creare un sistema multiroom potete optare per il SAMSUNG M5 ed il Samsung M7. L’M5 e l’M7 si differenziano esternamente  solo per le dimensioni, poiché adottano il medesimo design inconsueto a forma triangolare con il frontale arcuato, una soluzione interessante che consente di posizionare i diffusori in orizzontale o in verticale con il supporto da tavolo in dotazione. Il sistema di controllo è costituito dai comandi a sfioramento (mute, volume, SoundConnect, preset e Bluetooth) incorporati nel pannello superiore lucido (bianco o nero), mentre al vertice dei due lati posteriori è ricavato un vano che ospita una porta Ethernet, una Usb (solo per upgrade/ manutenzione) e due tasti per la connessione Wi-Fi con Wps e aggiunta di un ulteriore modulo audio Samsung.Gli speaker si connettono in wifi ad Internet e supportano servizi streaming quali Qobuz, Juke, Spotify, 7Digital, Rdio, Napster, Deezer, Murfie e 8tracks. Tra le opzioni interessanti vi è la possibilità di realizzare un sistema surround fino a 5 canali. Entrambi hanno esibito un buon impatto dinamico e una timbrica equilibrata, con una gamma bassa leggermente enfatizzata e medio altri trasparenti e vivaci. Apprezzabile la tenuta in potenza, più che adeguata per ambienti di medie dimensioni: alzando il volume oltre i 3/4 l’M5 ha perso leggermente in coesione e precisione, mentre l’M7 ha ovviamente dimostrato di fronteggiare più agevolmente il maggior impegno nel pilotare i driver.

JBL Flip II Sistema Audio Portabile: UNO SPEAKER wireless portatile a meno di 100 euro che suona benissimo. Dispone anche di microfono per poter essere utilizzato anche come speaker vivavoce per le chiamate al cellulare. Si connette con Bluetooth senza fili o con tecnologia NFC. Dotato di batteria ricaricabile ha un’autonomia di uso di circa 5 ore.

Sonos: azienda statunitense è stata tra le prime a presentare piattaforme audio wireless e multi ambiente. Tre versioni di altoparlanti amplificati siglati Sonos Play:1, Play:3 e Play:5. Play:1,costituisce l’entry level nel mondo Sonos: disponibile in tonalità bianca o nera, si tratta di un parallelepipedo dai bordi arrotondati, alto circa 16 cm e largo 12 cm, che ospita un driver da 3,5 pollici più un tweeter e l’elettronica. Ha una porta Ethernet per la connettività cablata, che si aggiunge al modulo Wi-Fi interno. L’unità riproduce l’audio mono, ma può essere abbinata via software ad altro dispositivo analogo per formare un dispositivo stereo. Più laboriosa la configurazione del Play:5, che grazie alla maggiori dimensioni (22 x 37 x 12 cm) e allo sviluppo in senso orizzontale è in grado di alloggiare un woofer da 3,5 pollici centrale, due midrange da 3 pollici e altrettanti tweeter, pilotati da cinque amplificatori in classe D. Il tutto lavora in configurazione bass reflex. Buona la timbrica del Play:1, rivelatosi adatto con tutti i generi musicali sfoggiando sempre un suono equilibrato, con bassi ben presenti, gamma media precisa e acuti leggermente arrotondati ma dettagliati; l’ottima resa in mono diventa poi eccellente in stereo con due Play:1 accoppiati via software. In modalità singola il Play:5 ha ovviamente rivelato una maggior estensione di gamma e una risoluzione migliore nei passaggi più impegnativi rispetto alla versione base, che rimane comunque su livelli di eccellenza difficili da eguagliare quanto a rapporto prezzo/ prestazioni.

Miglior Smartphone Android sotto i 200 euro

MOTOG4-recensioneI prezzi degli smartphone sono notevolmente calati e se prima per avere un dispositivo ultra veloce dovevamo spendere 400-500 euro, ora le cose sono cambiate. Nel 2015 200 euro sono sufficienti per acquistare uno smartphone di fascia alta ed oggi vedremo quale è il migliore sotto questa soglia.

Dopo ripetute ricerche il vincitore è stato Motorola Moto G versione 2014 con lo schermo da 5 pollici. Si tratta della versione migliorata del precedente modello, con schermo più grande e fotocamera con maggiori Megapixel. Ma andiamo a vederlo nei dettagli, prima però le caratteristiche:

Display: 5” Lcd Ips 1.280 x 720 pixel (295 ppi) • Chipset: Qualcomm Snapdragon 400
MSM8226, quad core 1,2 GHz • Memoria (Gbyte): 1 • Storage interno (Gbyte): 8 • Slot
di espansione: micro Sd (fino a 32 GB) • Fotocamera post.: 8 Mpixel (CON FUNZIONE HDR), flash, autofocus, geotag, Hdr • Fotocamera ant.: 2 Mpixel • Apparato radio: 2G/3G quad-band, Hspa
21/5,76 Mbps • Connettività: Wi-Fi 802.11bgn, Bluetooth 4.0, Usb 2.0 con Otg •
Sensori: Accelerometro, giroscopio, bussola, luminosità, prossimità • Gps integrato:
l • Radio Fm: l • Batteria (mAh): 2.070 • Dimensioni (mm): 141,5 x 70,7 x 11 • Peso
(g): 149 • Sistema operativo: Android 4.4.4 (aggiornabile ad Android 5).

Rispetto al precedente modello i cambiamenti come detto sono evidenti: schermo (display Gorilla Glass 3) da 5” 295 ppi con risoluzione di 1.280 x 720 pixel,  per un solo cm in più in lunghezza e 5 mm in larghezza, con una contestuale identica riduzione dello spessore. Calcolate che il il Sony Xperia M2 , della stessa fascia di prezzo, offre solo uno schermo con risoluzione 480 x 800.

La piattaforma hardware è la collaudata Qualcomm Snapdragon 400 presente anche sul modello dello
scorso anno; soluzione Cortex A7 quad core da 1,2 GHz che non viene praticamente mai messa in difficoltà durante l’uso quotidiano. Unico limite sempre 1 GB di Ram, magari ne preferivamo 2, ma la mancanza nn sembra farsi sentire.

Il modello integra una memoria di 8 Gbyte che, rimuovendo uno dei pochi difetti del modello 2013, risulta
espandibile tramite scheda micro Sd. Anche la fotocamera posteriore è stata migliorata; il sensore è da 8 Mpixel e ha una buona resa cromatica e una velocità più che adeguata in ogni situazione.
Altra particolarità è il supporto nativo alla doppia Sim card, che Android 4.4.4 preinstallato (ma il 5.0 è in arrivo e già presente sui alcuni modelli) supporta egregiamente. È possibile ricevere chiamate mentre si utilizzano i dati e gestire in maniera dettagliata una serie di eventi in modo da personalizzare al
massimo la funzionalità. Ottimo il comparto audio, con due speaker frontali stereo di buona fattura e la presenza della radio Fm.

Purtroppo manca il 4G, la connettività si limita al 3G. Il software non risente quasi di alcuna personalizzazione da parte di Motorola tranne che per alcune applicazioni in effetti molto utili.
Assist permette, al verificarsi di determinati eventi scaturiti dal calendario o dal Gps, di impostare e configurare il telefono di conseguenza, modificando le preferenze su suoneria e connessione di rete a seconda delle esigenze, mentre Migrate consente di trasferire i dati multimediali dal vecchio al nuovo telefono in pochi tocchi. La batteria integrata da 2.070 mAh svolge in maniera sufficiente il proprio compito, portando senza difficoltà a sera il dispositivo, anche con un uso piuttosto intenso.

Motorola Moto G edizione 2014 costa 199 euro di listino ma lo trovate a meno in in offerta su Amazon

La Recensione della Go Pro 4 nuova Action Cam

goproGoPro è stata la prima ad inventare una “action cam” ovvero telecamere per sportivi e persone d’azione. Queste videocamere sono resistenti all’acqua, agli agenti esterni e agli urti. Hanno dimensioni ridottissime, focale fissa, peso contenuto, una lente grandangolare molto ampia (circa 170°) e la custodia impermeabile. Gli ultimi modelli di punta sono Hero 4 Black e Hero 4 Silver.

Rispetto al passato, i cambiamenti più sostanziali si registrano nell’elettronica interna: Hero 4 Black è tra le prime videocamere capaci di filmare fino 30 fotogrammi per secondo in modalità 4K (Silver si ferma invece a 15 fps). Il modello Silver dispone di un display posteriore, mentre per Black è un optional venduto separatamente. Più avanti vedremo la recensione.

Piccoli aggiustamenti strutturali hanno reso la nuova Black più funzionale, soprattutto intorno al vano della batteria, più facile da estrarre e sostituire.
Nel complesso, le Hero 4 si confermano essere buoni prodotti, anche se la concorrenza si è fatta più agguerrita, con Sony e Panasonic che hanno immesso sul mercato alcune action cam di qualità simile.
Oltre ai due modelli di punta, GoPro ha presentato anche Hero, modello entry-level, interessante soprattutto per chi è attento al portafoglio (costa 125 euro): anche se le caratteristiche sono da apparecchio di fascia medio-bassa (filmati solo in Full HD a 30 fps e foto a una risoluzione di 5 Mpixel), i test di laboratorio confermano che si tratta di un prodotto discreto.

GoPro vende le proprie videocamere in diversi kit: ad esempio, c’è l’edizione Surf, con attacchi appositi per tavole da surf, o la Music Edition, che non include la custodia impermeabile ma un’altra che
permette di registrare meglio la musica. I prezzi riportati sono uguali per tutti i kit. La versione standard include un numero limitato di accessori, tra i quali spicca la custodia impermeabile, garantita
fino a 40 metri di profondità.

Recensione

Durata batteria: purtroppo, la durata della batteria di GoPro continua a deludere, ma la maggior parte delle altre batterie della fotocamere sul mercato non sono meglio. E’ da 1,160mAh, GoPro sostiene che la Hero4 ha un’autonomia di 1 ora e 40 minuti in registrazione. E almeno è rimovibile, in modo da poter portare un ricambio e sostituirla. Non sorprende che, mantenendo lo schermo acceso, ciò ha avuto un effetto negativo sulla durata della batteria .

Prestazioni: nei test, La Silver Hero4 ha presentato un enorme miglioramento rispetto alla Hero3 + Silver Edition. All’esterno si presenta come una Hero3 + Black Edition rimarchiata anche perchè impiega un sensore simile (se non identico) da 12 megapixel. E registra nelle stesse risoluzioni, tra cui 4K a 15 fps; 2.7K a 30 e 24 fps; 1440P a 48, 30, e 24 fps; 1080p a 60, 48, 30, e 24 fps; 960p a 100 e 60 fps; e 720p a 120, 60, e 30 fps. Tuttavia, la Silver Hero4 ha una nuova modalità di ripresa che registra video a intervalli di cinque, 10, 30, e 60 secondi. Inoltre, il nuovo Hero4 argento ha un ambiente notturno per scattare immagini fisse migliori in condizioni di scarsa luce.

Come alimentare il proprio Pc senza corrente elettrica

Può capitare di aver bisogno di utilizzare il proprio pc laptop in un posto che non ha elettricità. Pensiamo ai camper, alle barche, a posti isolati, in montagna, nelle baite. I portatili hanno una batteria ricaricabile, è vero, spesso anche di lunga durata, ma se il tempo che dobbiamo passare in questo luogo isolato è tanto, prima o poi dovremo ricaricare le batterie. Come fare?

Le soluzioni sono due. Utilizzare un generatore elettrico a benzina o nafta, utilizzare i pannelli fotovoltaici. Nel primo caso si è un po’ scomodi. Il generatore di corrente, per saperne di più vedi www.generatoredicorrente.com, è un motore che alimentato con combustibile quale benzina, gas o nafta genera movimento che a sua volta produce energia elettrica.

Anche se esistono dei modelli portatili, il tutto pesa almeno una decina di chili e c’è bisogno di portarsi dietro anche il combustibile.

La seconda soluzione è quella più praticabile. Si tratta di utilizzare un kit composto da pannello fotovoltaico, inverter e regolatore di carica.

I pannelli fotovoltaici trasformano l’energia solare in corrente elettrica. L’inverter converter questa energia elettrica costante in alternata (quella che utilizzano i nostri elettrodomestici compreso il pc) ed il regolatore di carica fa sì che le batterie non ricevano picchi troppo alti di voltaggio in modo da essere bruciate.

Per alimentare un piccolo laptop che consuma 40-50 watt, ci vuole un pannello fotovoltaico almeno da 100-150 watt. Il problema è che un pannello del genere è un po’ ingombrante misura circa 1,5 metri per 60 cm. Potrebbe andare bene anche uno da 50-80 watt. E’ chiaro che un modulo più piccolo necessita di più ore di esposizione solare per ricaricare le batterie del nostro pc, ma potrebbe essere un buon compromesso per cercare qualcosa di più “trasportabile”.

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Come montare il Piccolo Kit fotovoltaico per il proprio Pc

Partiamo dal modulo solare. Va esposto al sole senza ombreggiamenti, inclinato di circa 30-35 gradi verso sud. Produrrà energia elettrica in corrente continua a 12 V.

Ora prendiamo il regolatore di carica che ha la funzione di regolare la carica della batteria del pc. Evita la scarica eccessiva dell’accumulatore o la sua sovraccarica. Si connette al pannello solare tramite filo elettrico e fusibile.

L’inverter come detto trasforma la corrente da continua ad alternata, che è quella che ci serve per il nostro pc o per ricaricare tablet, smartphone ecc. E’ una scatolina piccolina, uno da 200 watt costa circa 30 euro. Normalmente questi piccoli inverter hanno un cavetto per collegarlo alla batteria dell’auto e, più frequentemente, un cavo per collegarlo, in alternativa, all’accendisigari dell’auto.

Seguendo lo schema della foto sopra il modulo si connette al regolatore di carica che a sua volta va collegato all’ inverter e ad una eventuale batteria dell’ auto. Noi colleghiamo la presa elettrica del nostro pc direttamente all’ inverter ed il gioco è fatto. Costo totale circa 150 euro con un pannello da 100-150 watt, 70 euro con un pannello da 50 watt.

Programma per Disegno per Pc Mac e Linux Gratuito

mypaintUno dei migliori programmi per disegno artistico gratuito disponibile per Pc, Mac e Linux è sicuramente My Paint. Questo software è addirittura disponibile in italiano anche se non tutte le voci sono state tradotte.

Non si tratta di un programma di fotoritocco del livello di Photoshop, e nemmeno di quello artistico Corel Painter, ma è comunque gratis e di ottima qualità ed è utilizzabile anche con le tavolette grafiche.

L’interfaccia del programma è tradizionale
e minimalista. I comandi visibili a schermo sono pochi, lo stretto indispensabile; addirittura, è possibile raggruppare tutte le voci di menu in un singolo tasto in alto a sinistra, per far sparire la riga con i comandi di base. I pochi tasti aprono altrettanti pannelli, che sono flottanti oppure sono impilabili lungo il lato destro dello schermo. In totale ci sono cinque pannelli (di cui due molto simili dedicati alla selezione delle tinte) e tre menu a tendina che replicano buona parte delle regolazioni raccolte nei pannelli appena citati.

Così l’utente può scegliere se avere le funzioni subito accessibili nelle finestre sempre aperte oppure disponibili in menu retrattili, per massimizzare l’area di lavoro. Una particolarità interessante di MyPaint è la tela (canvas) illimitata: il disegno può crescere in tutte le direzioni e l’utente non deve preoccuparsi di centrare il dipinto, di inquadrarlo correttamente o di spostarlo perché ha raggiunto uno dei bordi. Lo sfondo può avere una trama o un colore preso dalla libreria dei preset (non personalizzabili) e le pennellate sovrastanti non interagiscono in alcun modo con l’eventuale ruvidità apparente della tela. È possibile ruotare il disegno con incrementi di 22,5° per applicare i tratti nella maniera più comoda, senza con questo compromettere la qualità del documento, dato che la rotazione avviene solo a livello di visualizzazione a schermo, non di pixel veri e propri del file.

MyPaint è piuttosto limitato in quanto a spazi colore, dato che supporta solo Rgb e Hsv, ma se non altro può evidenziare nella ruota colore le armonie, con puntatori che indicano le tinte affini, complementari e così via. I preset dei pennelli sono veramente numerosi e sono distribuiti in cinque librerie separate (altre sei sono scaricabili dal sito del programma), con le icone che li rappresentano di immediata comprensione. Ogni pennello è definito da molti parametri, personalizzabili e raccolti in un pannello dedicato. Il bello è che è possibile attivare l’aggiornamento in tempo reale, così ogni cambiamento di queste variabili è subito visibile perché applicato all’ultima pennellata nel disegno. Grazie alle regolazioni, numerose e precise, è possibile simulare praticamente ogni tipo di pennello e di sistema di pittura. Sono assenti le funzioni più avanzate disponibili in Corel Painter, un riferimento assoluto in questo campo.

Come rendere sicura la Rete Wifi contro Attacchi

wifi protettoQualunque segnale che viaggia nell’aria può essere intercettato. E’ abbastanza risaputo e, a maggior ragione, qualunque rete wifi può essere violata. Di sicuro però possiamo rendere la vita difficile ai potenziali hacker e garantire un certo margine di sicurezza e privacy ai nostri dati. Oggi vi daremo una serie di consigli per rendere sicura la rete wifi della vostra casa, ufficio o negozio. Partiamo subito.

  1. Cambiate la password del router di default: Se non lo avete fatto quando avete impostato il vostro router, cambiate immediatamente la password di default della casa madre. Fino a qualche tempo fa i modem consegnati da Telecom per Alice e Fastweb erano facilmente craccabili con un semplice programmino. Ora le cose sono migliorate ma fatelo comunque.
  2. Proteggete la password utilizzando la crittografia WPA2. La natura unidirezionale dei segnali Wi-Fi
    necessita dell’utilizzo della crittografia per evitare che i vicini o i malintenzionati spiino le vostre attività online. Anche se l’opzione è ancora disponibile per questioni di compatibilità con modelli più
    vecchi, evitate la crittografia WEP, visto che può essere aggirata in pochi minuti. Usate solo la WPA2 che introduce una nuova crittografia basata su AES per una migliore sicurezza rispetto alla WPA. Non
    avete scuse per non farlo: oggi, ogni router Wi-Fi che mostra il marchio “Wi-Fi” la supporta, così come la supportano i dispositivi wireless e gli adattatori Wi-Fi realizzati negli ultimi anni.
  3. Utilizzate parole difficili e inventate per la password: utilizzate frasi che non estistono nel vocabolario o assemblate più parole introducendo simboli e numeri. Ci sono dei programmi come AIRCRACK che, utilizzando dei vocabolari della lingua italiana o inglesa, tentando di forzare l’accesso usando per l’appunto un vocabolario in forma testuale. Se le parole non esistono difficile trovarle usando questo metodo.
  4. Utilizzate nomi pochi comuni per l’SSID. Uno dei trucchi più comuni è evitare di diffondere il SSID (Service Set IDentification) della vostra rete wireless. Anche questo può funzionare con i malintenzionati alle prime armi, nascondere il vostro SSID però non serve a impedire che un hacker anche solo un po’ più esperto entri nella vostra rete. Ma non usare il SSID o qualsiasi nome comune di default è comunque una buona abitudine. Gli hacker hanno sviluppato tavole di password conosciute come “rainbow tables” per trovare velocemente la frase di sicurezza WPA. Dal momento che queste tavole sono legate a SSID individuali, utilizzare un SSID che non è presente su queste liste costringerebbe un eventuale intruso a usare un approccio più dispendioso in termini di tempo facendogli perdere il beneficio di una “rainbow table” pronta da usare.
  5. Disabilitare il WPS: Se il vostro router Wi-Fi supporta il WPS (Wi-Fi Protected Setup), disabilitatelo. Creato come metodo semplice per aggiungere nuovi dispositivi alla propria rete, il PIN WPS è un numero a 8 cifre stampato sulle etichette dei dispositivi abilitati a questo sistema. In base all’implementazione del produttore, comunque, questo può essere suscettibile ad attacchi esterni. Un intruso può crackare il PIN di un dispositivo vulnerabile in un tempo che va dalle 4 alle 10 ore in modo automatico, cosa che esporrebbe la vostra frase di sicurezza permettendo all’hacker di fare cambiamenti al vostro equipaggiamento Wi-Fi.
  6. Impostate una rete ospite: Non sarebbe carino impedire ai vostri amici e parenti di accedere alla vostra rete Wi-Fi quando vi fanno visita. Ma far circolare la vostra password non va bene per la sicurezza. Per risolvere la questione, impostate una rete wireless separata sotto un secondo SSID, una funzione supportata da un numero sempre maggiore di router wireless. Avere una rete separata alla quale far accedere i vostri ospiti, vi permette di cambiare la password di sicurezza periodicamente senza che questo abbia effetti sui vostri
    dispositivi. Potete anche disabilitarla quando non la state usando.
  7. Dimenticate il filtro dell’indirizzo MAC. L’indirizzo MAC (Media Access Control) è un unico identificatore abbinato a porte Ethernet individuali e dispositivi Wi-Fi. Tuttavia, la sua efficacia reale è dubbia, dal momento che è facile farsi beffa dell’indirizzo MAC. A meno che non appiate esattamente quello che state facendo, vi consigliamo di evitare il filtro degli indirizzi MAC, visti gli inconvenienti e le difficoltà che possono nascere da una configurazione sbagliata. Inoltre, dover aggiungere manualmente ogni tablet e smartphone che comprate è una perdita di tempo.
  8. Disabilitate l’accesso admin dalla rete wireless. Non che questo eviterà sicuramente l’attacco di un hacker, ma perché rendergli il lavoro più facile? Disabilitare l’accesso come amministratore alla rete wireless dovrebbe evitare che un hacker che si è introdotto con successo nella vostra rete generi ulteriore caos apportando modifiche alla configurazione del vostro router Wi-Fi. Ovviamente questo significa che eventuali modifiche al vostro router Wi-Fi devono essere fatte dal vostro portatile o da un PC collegato alla rete via cavo. Ma la protezione aggiunta vale questa fatica.

Smartwatch più costoso, il Samsung Gear 2

gear2E’ sicuramente lo smartwatch più costoso del mercato (circa 300 euro), si tratta del Samsung Gear 2 che succede al vecchio modello uscito lo scorso anno. L’hardware scelto da Samsung è di ottimo livello: il display touch Super Amoled offre una buona leggibilità in ogni condizione di luce e un contrasto di tutto rispetto. Grazie alla memoria interna di 4 GB, il dispositivo può poi gestire una libreria musicale in autonomia, mentre la fotocamera integrata da 2 Mpixel offre una qualità discreta per gli scatti improvvisati.

La cassa del Gear 2 non è munita di porta Micro Usb ma deve essere collega ta a un piccolo guscio esterno che poi si connette all’alimentatore. Benché migliorato rispetto alla versione originale, il cradle pare una scelta forzata, anche viste le dimensioni non proprio compatte dello smartwatch.

Il corpo in metallo offre comunque una eccellente sensazione di robustezza e migliora l’estetica del primo Gear; aggiungendo anche la certificazione di impermeabilità IP67, protetto da immersione temporanea. Oltre ai classici sensori, il Gear 2 dispone sul retro della cassa di un cardiofrequenzimetro che permette di misurare le pulsazioni di chi lo indossa. L’inclusione del frequenzimetro resta inoltre una scelta interessante per estendere l’utilizzo dello smartwatch all’ambito fitness.

Il sistema operativo è Tizen e offre una buona interfaccia utente gestibile con semplicità attraverso lo schermo tattile. Oltre alle classiche funzioni di notifica, permette di consultare le previsioni meteorologiche, di controllare la libreria musicale (dell’orologio e dello smartphone) e di gestire la fotocamera. Molto comodo è poi il controllo vocale, gestito attraverso la piattaforma Samsung S-Voi ce, tramite cui si possono ad esempio effettuare chiamate (grazie al microfono e all’altoparlante integrati). I limiti principali sono il prezzo e la compatibilità limitata agli apparati Samsung. Oltre 200 le applicazioni dedicate disponibili sullo store Samsung Apps.