Multiroom Audio come ascoltare Musica in diverse Stanze

Fino a poco tempo fa la musica si ascoltava da un cd, un registratore, un disco. Con gli mp3 ed Internet è diventata “liquida”. Può essere fruita senza un supporto magnetico o ottico, la fonte è il nostro cellulare, il pc, oppure direttamente Internet. Sono nati così i sistemi sonori, speaker wireless, che utilizzano Spotify, oppure Deezer, connettendosi al web e mettendo a disposizione un catalogo musicale immenso.

I sistemi multiroom, speaker wireless che si connettono senza fili, hanno poi permesso di ascoltare file musicali in piú stanze, anche con fonti sonore differenti. Oggi vogliamo spiegarvi come creare un sistema multi stanza, una specie di filodiffusione, con poche centinaia di euro. Possiamo realizzare un sistema multiroom audio con controllo vocale Alexa e Google in modo veramente facile.

Non abbiamo bisogno di cd, amplificatori, ma soltanto degli speaker wireless, di una connessione Internet oppure di una chiavetta Usb dove ci sono i nostri file musicali.

Sistemi Bose: conosciuta come una delle migliori brand per gli amanti dell’ hi-fi il brand americano si è buttato sul mercato dei “multiroom”. I sistemi SoundTouch 10 e SoundTouch 30 rappresentano rispettivamente la base e il top dell’offerta di Bose. Il primo, compatto e portatile in virtù della batteria ricaricabile (dall’autonomia di circa tre ore), è adatto per stanze di piccole e medie dimensioni, mentre il secondo riesce a sonorizzare anche ambienti di maggior cubatura.

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Identica la dotazione di entrambi i dispositivi, con display Oled frontale che durante l’ascolto visualizza la sorgente, il nome del brano in riproduzione, l’autore e il titolo dell’album, sei tasti di preset sul pannello superiore per avviare direttamente la riproduzione dalle sorgenti memorizzate più i controlli di volume, accensione e selezione dell’ingresso ausiliario a jack da 3,5 mm, posizionato sul retro. La connettività Wi-Fi si completa con una porta Ethernet (solo sul SoundTouch 30) e con le connessioni Usb, riservate alla configurazione da computer. Gli apparecchi sono certificati AirPlay, quindi gestibili direttamente da tutti i device Apple.

Sul piano sonoro, entrambi i Bose hanno una timbrica molto gradevole seppur non perfettamente neutra, che tende a privilegiare le frequenze medio basse. Il SoundTouch 30 ha esibito un fronte sonoro spazioso, una gamma bassa profonda − abbastanza controllata anche ad alto volume − e medio alti sufficientemente vivaci. Buona la dinamica e la tenuta in potenza, senza avvertibili distorsioni o risonanze indesiderate del cabinet anche a volume sostenuto. Come prevedibile, il Portable ha riproposto la medesima impronta sonora ma in scala ridotta, esibendo una potenza d’uscita accettabile ma, soprattutto, un resa nei bassi inaspettata per un dispositivo di queste dimensioni.

Samsung: se volete spendere qualcosa in meno per creare un sistema multiroom potete optare per il SAMSUNG SHAPE. I vari speaker si differenziano esternamente  solo per le dimensioni, poiché adottano il medesimo design inconsueto a forma triangolare con il frontale arcuato, una soluzione interessante che consente di posizionare i diffusori in orizzontale o in verticale con il supporto da tavolo in dotazione. Il sistema di controllo è costituito dai comandi a sfioramento (mute, volume, SoundConnect, preset e Bluetooth) incorporati nel pannello superiore lucido (bianco o nero), mentre al vertice dei due lati posteriori è ricavato un vano che ospita una porta Ethernet, una Usb (solo per upgrade/ manutenzione) e due tasti per la connessione Wi-Fi con Wps e aggiunta di un ulteriore modulo audio Samsung.Gli speaker si connettono in wifi ad Internet e supportano servizi streaming quali Qobuz, Juke, Spotify, 7Digital, Rdio, Napster, Deezer, Murfie e 8tracks. Tra le opzioni interessanti vi è la possibilità di realizzare un sistema surround fino a 5 canali. Entrambi hanno esibito un buon impatto dinamico e una timbrica equilibrata, con una gamma bassa leggermente enfatizzata e medio altri trasparenti e vivaci. Apprezzabile la tenuta in potenza, più che adeguata per ambienti di medie dimensioni: alzando il volume oltre i 3/4 l’M5 ha perso leggermente in coesione e precisione, mentre l’M7 ha ovviamente dimostrato di fronteggiare più agevolmente il maggior impegno nel pilotare i driver.

JBL Flip II Sistema Audio Portabile: UNO SPEAKER wireless portatile a meno di 100 euro che suona benissimo. Dispone anche di microfono per poter essere utilizzato anche come speaker vivavoce per le chiamate al cellulare. Si connette con Bluetooth senza fili o con tecnologia NFC. Dotato di batteria ricaricabile ha un’autonomia di uso di circa 5 ore.

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bose-multiroom SOUNDTOUCH 10

ALEXA AMAZON : il gigante americano dell’ e-commerce ha messo in vendita i suoi speaker con riconoscimento vocale che possono essere usati anche per realizzare un sistema multiroom visto che possono essere collegati tra loro. Possono essere controllati con la voce e non hanno bisogno di smartphone per accedere alle fonte musicali perchè riproducono direttamente di sistemi streaming

Ci sono gli speaker piu’ piccoli come ECHO DOT da meno di 50 euro fino a salire con ECHO PLUS 2 e ECHO STUDIO .

Sonos: azienda statunitense è stata tra le prime a presentare piattaforme audio wireless e multi ambiente. Tre versioni di altoparlanti amplificati siglati Sonos Play:1Play:3 e Play:5. Play:1,costituisce l’entry level nel mondo Sonos: disponibile in tonalità bianca o nera, si tratta di un parallelepipedo dai bordi arrotondati, alto circa 16 cm e largo 12 cm, che ospita un driver da 3,5 pollici più un tweeter e l’elettronica. Ha una porta Ethernet per la connettività cablata, che si aggiunge al modulo Wi-Fi interno. L’unità riproduce l’audio mono, ma può essere abbinata via software ad altro dispositivo analogo per formare un dispositivo stereo. Più laboriosa la configurazione del Play:5, che grazie alla maggiori dimensioni (22 x 37 x 12 cm) e allo sviluppo in senso orizzontale è in grado di alloggiare un woofer da 3,5 pollici centrale, due midrange da 3 pollici e altrettanti tweeter, pilotati da cinque amplificatori in classe D. Il tutto lavora in configurazione bass reflex. Buona la timbrica del Play:1, rivelatosi adatto con tutti i generi musicali sfoggiando sempre un suono equilibrato, con bassi ben presenti, gamma media precisa e acuti leggermente arrotondati ma dettagliati; l’ottima resa in mono diventa poi eccellente in stereo con due Play:1 accoppiati via software. In modalità singola il Play:5 ha ovviamente rivelato una maggior estensione di gamma e una risoluzione migliore nei passaggi più impegnativi rispetto alla versione base, che rimane comunque su livelli di eccellenza difficili da eguagliare quanto a rapporto prezzo/ prestazioni.

Hd o SSD il confronto e la guida all’ acquisto

Da anni gli hard disk rappresentano il sistema di storage piú economico per i nostri computer. Sono relativamente veloci e a buon mercato. Da un po’ di tempo a questa parte però vanno afermandosi le SSD, memorie a stato solido, molto piú veloci e silenziose.

Oggi, però, il mercato offre anche SSD esterni. Ma queste veloci memorie esterne sono già “mature” per lo Storage di dati, come: documenti, foto, brani musicali o film? Il primo test comparativo HDD vs. SSD potrà fornire risposte adeguate.

Sia che si tratti di hard disk tradizionali 0 di moderni SSD, le memorie esterne, oltre a proteggere i dati, consentono oggi molte altre possibilità:

  • AMPLIAMENTO DELLA MEMORIA DI STORAGE: notebook e tablet offrono uno spazio di memoria troppo scarso? Un disco esterno o un SSD potranno risolvere il problema in un attimo.
  • HARD DISK DI RETE: se l’hard disk o SSD è collegato alla porta USB del rou-ter, tutti gli utenti della LAN domestica potranno accedere a foto 0 video, tramite tablet, smartphone 0 notebook: un utilizzo estremamente pratico e comodo.
  • PLAYER E REGISTRATORE: i dischi esterni e gli SSD potranno assolvere le funzioni di videoregistratore su numerosi modelli di Smart-TV.

Meglio hd o ssd

A parità di capacità, gli SSD continuano ad essere decisamente più costosi di un HDD, offrendo però, in compenso, enormi vantaggi dato che funzionano
senza componenti meccanici come dischi magnetici rotanti e “saltellanti” testine di scrittura e lettura. Inoltre gli SSD lavorano in modo più veloce, rivelandosi anche silenziosissimi.

SSD OFFERTA1

Sono inoltre decisamente più robusti, infatti se un SSD cade a terra, la testina per la lettura e la scrittura dei dati non sbatte contro i dischi magnetici: problema che comporterebbe la prematura “morte” di alcuni HDD.

Tutti gli SSD hanno superato i test di caduta, che prevedevano dieci cadute da 50 centimetri di altezza, senza riportare danni funzionali, a differenza di due hard disk tradizionali, che dopo questa tortura non erano più utilizzabili.

Gli SSD richiedono anche un consumo energetico inferiore. E pur vero che anche gli hard disk non hanno un consumo di corrente eccessivo, visto che per un disco da 2,5 pollici bastano circa 3 Watt, mentre un modello da 3,5 pollici ne richiede quasi 10. Gli SSD invece, con un fabbisogno energetico di 1,5 Watt, si rivelano ancora più parsimoniosi. Di questo risparmio possono beneficiare soprattutto gli utenti di notebook, poiché l’autonomia della batteria si allunga. Un ulteriore vantaggio è costituito dal basso peso di un SSD, infatti i candidati al test hanno offerto mediamente un peso di soli 60 grammi. Al confronto, invece, i grandi hard disk da 3,5 pollici, a causa dell’indispensabile alimentatore pesano ben 1,1 Kg!

Tenuto conto degli evidenti vantaggi offerti dagli SSD, l’utilizzo di un’antiquata memoria esterna con dischi magnetici può essere ancora giustificato? Sì, in particolare per il prezzo. Chi acquista un hard disk potrà ottenere più spazio di memoria ad un prezzo modesto e infatti, da anni, il prezzo è di circa 6 centesimi per Gigabyte.

I prezzi per le memorie SSD stanno invece diminuendo parecchio: mentre due anni fa 1 Gigabyte di memoria esterna SSD costava 85 iviinsilili, oggi la media è di soli 50 centesimi. Pur rimanendo otto volte più costoso di 1 Gigabyte di memoria per hard disk, si prevede che i prezzi per gli SSD e gli hard disk tenderanno a equipararsi.

Con i prezzi odierni, l’acquisto di un SSD esterno continua a essere piuttosto dispendioso. Per i modelli di SSD da 500 Gigabyte sono necessari mediamente 250 Euro, mentre gli HDD da 500 GB costano invece appena 60 Euro. Chi desidera invece un SSD esterno da 1000 Gigabyte, dovrà sborsare almeno 400 Euro, mentre un HDD di pari capacità, potrà essere ottenuto già con 80 Euro.

Gli SSD esterni sono più veloci?

Va da sé che gli SSD sono costosi, ma in compenso si rivelano più silenziosi, più parsimoniosi e più robusti. Ma i modelli esterni sono anche più veloci degli hard disk tradizionali? O il collegamento via USB rallenta la velocità? Sì e no! Gli SSD testati hanno offerto mediamente una velocità più che raddoppiata, rispetto agli hard disk esterni (vedi RuTroutu in busso). Dal Lesi è anche emerso che l’aumento di velocità può anche essere maggiore.

Tra tutti i candidati SSD esistono esemplari già equipaggiati con il nuovo ingresso per USB 3-1 , che ha consentito agli SSD di copiare dati alla velocità di quasi 500 Megabyte al secondo. Al confronto, gli SSD con ingresso tradizionale per USB 3.0, hanno offerto la velocità massima di 378 Megabyte al secondo. Attenzione! Gli SSD offrono l’elevata velocità di trasferimento della USB 3.1, solo se anche il notebook o il PC sono dotati di una porta USB di uguale versione. In caso contrario, la velocità si riduce al livello offerto dalla connessione USB 3.0.

Su tre SSD, la temperatura all’interno del case ha raggiunto un livello elevato. Con i modelli di Freecom e Media Range, usati in modo continuativo, la temperatura è salita a circa 70 gradi, mentre con l’SSD di Trekstor addirittura a 94 gradi. Se un SSD viene esposto ad una temperatura di esercizio così elevata, ne risentirà negativamente anche la durata dell’unità stessa.

Tutto questo potrà ripercuotersi non solo sugli SSD, ma anche su altri componenti, come schede grafiche o processori. Meno preoccupante, ma pur sempre fastidiosa, è la “tirchieria” di alcuni produttori. Alcuni modelli offrono un cavo cortissimo per il collegamento alla porta USB.

Grandi dimensioni, pesante, ma con una capacità di ben 4 Terabyte, è quanto offre il vincitore del test tra ì modelli da 3,5 pollici: il Memory Center 4TB di Intenso è l’unico hard disk tradizionale che grazie ad una velocità elevata ha ottenuto “buono’ come voto finale.

Tra i piccoli dischi dà 2,5 pollici, il Trascend  StoreJet 25M3 (1 Terabyte) e il Verbatim Store ‘n’ Go (2 Tera), si sono aggiudicali la vittoria nelly rispettive categorie. Tra i rapidi SSD. i modelli Angebird  SSD2go e Sandisk Extrcme 900 si sono rivelati imbattibili.

Telecamere per auto con registratore

Installare le telecamere per auto con registratore non è solo un vezzo, può risultare invece molto utile in caso di incidenti, multe dell’ autovelox e danneggiamenti che possono essere fatti alla propria autovettura. Sono piccole, poco visibili e si montano sul parabrezza anteriore o sul cruscotto. Registrano in loop continuo la strada davanti, ma possono essere utilizzate anche quando la macchina è parcheggiata. Qualcuno le chiama anche daschcam per auto, altre camera car, la sostanza però è sempre la stessa.

In alcuni paesi, ad esempio n Russia, queste telecamere auto sono un must. Gli automobilisti sono spesso alle prese con truffe assicurative e per tutelarsi montano queste camere molto utili per dimostrare una colpa in caso di incidente. In caso di contestazione, di un sinistro di cui non si conosce la colpa possiamo portare come testimonianza il video da noi realizzato. Molto utili anche per contestare la presenza di un tutor o autovelox nascosto che per legge invece deve essere visibile ed identificabile. Insomma se ricevete una multa ed avete una dashcam che ha salvato il video c’è una buona possibilità che possiate contestarla.

telecamera auto registratore

Quanto si spende

i prezzi variano enormemente. Ci sono modelli economici da 40 euro e si arriva a dispositivi professionali da 300 euro che possiedono il ricevitore wifi ed il GPS.  I modelli low cost spesso mancano del dislay lcd posteriore e i video sono realizzati in HD. Paghi di più e puoi aspettarti video di qualità più elevata, grazie all’aumento dei bit rate di registrazione e alle risoluzioni dei sensori più elevate: le fotocamere di base possono offrire solo video HD a 720p mediocri, mentre i migliori sensori a 1080p offrono un enorme salto di qualità dell’immagine, offrendo video nitidi anche di notte.

Tuttavia, se stai cercando qualcosa di un po ‘più elaborato per filmare il panorama potete optare anche per le action cam che realizzano video in 4K, ad esempio la famosa GoPro.

Dash cam con camera posteriore

generalmente le dashcam si montano frontalmente, ma potrebbe essere utile acquistare quelle doppio canale, 2CH, ovvero anteriori e posteriori. Ti consentono di registrare contemporaneamente sia la vista anteriore che quella posteriore, il che significa che sarai meglio coperto in caso di collisione oppure in fase di parcheggio per controllare lo spazio posteriore, molto utili per bus e camion.

Ho bisogno di una memory card

La maggior parte delle dash cam ha  bisogno di una scheda microSD per archiviare il filmato. In alcuni casi ne è resente una da 4 o 8 gb, meglio acquistarne una da32 o 64 Gb per immagazzinare piu’ ore di video. Se usi una dash cam che registra video a 1080p vale la pena prendere una scheda da 64 GB o 128 GB, altrimenti la scheda si riempirà più velocemente e registrerà sui vecchi filmati .

Come montarla

Proprio come un navigatore satellitare, la maggior parte delle telecamere auto con registratore incorporato sono dotate di supporti che consentono al dispositivo di essere fissato saldamente sui finestrini del veicolo, ad esempio con la ventosa. I modelli più piccoli possono infilarsi facilmente proprio dietro lo specchietto retrovisore, ma è consigliabile posizionare qualsiasi cam sul cruscotto vicino alla parte superiore del parabrezza invece che in quella inferiore, se possibile. Ciò consentirà alla camera car di avere una visuale della strada migliore.

Il sensore G

molti modelli sono dotati del cosiddetto sensor G ovvero di un sensore di collisione che in caso di impatto o brusca frenata salva il video, ovvero mantiene in memoria le riprese avvenute 10 secondi prima e 10 dopo l’ accaduto.

Come alimentare una telecamera per auto

le dashcam sono dotate di batterie integrate che durano solo poche ore con una carica completa, quindi, a meno che non si stia guidando solo su strada, sarà necessaria una potenza costante da una porta USB o da una presa per accessori da 12 V. Se non vuoi perdere l’accendisigari, è anche un’opzione per l’hard-wiring. Questi tendono a trarre energia dalla scatola dei fusibili, il che significa che la telecamera si accenderà all’accensione. Se tutto ciò suona come una seccatura, vale la pena di vedere se qualche rivenditore nella tua zona installerà una dash cam a pagamento.

Posso portare la mia dash cam in vacanza e usarla su un’auto a noleggio?

La risposta è normalmente sì – i paesi che proibiscono l’uso di dash cam a causa della privacy e dei problemi di protezione dei dati, come l’Austria, sono in minoranza – ma le leggi variano molto quando attraversi le frontiere. Mentre in Austria si ottiene una multa salata solo per averne installato uno, ci sono paesi che applicano limitazioni meno stringenti al loro utilizzo. Ad esempio, puoi utilizzarne uno in Germania, ma il filmato non può essere pubblicato su YouTube o altri servizi di condivisione sociale – puoi solo fornirlo come prova a un tribunale tedesco. In Lussemburgo, nel frattempo, non è illegale possederne uno, ma registrare qualsiasi filmato utilizzando uno potrebbe portarti a termine con una multa o potenzialmente in prigione. Se non sei sicuro, paga per controllare online prima di imballarne uno nella valigia.

I modelli consigliati

Toguard: uno dei modelli che ci è piu’ piaciuto per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo, si trova in offerta su Amazon. E’ dotata di wifi che permette di scaricare i video effettuati su cellulare senza cavo. Inoltre c’è il sensore di collisione e quello di rilevamenteo da usare al parcheggio per monitorare chi si avvicina all’ auto.

Blackvue Dr650: si tratta del top delle dashcam per auto (date un’occhiata all’offerta in corso), la qualità video è incredibili con riprese fatte in full hd, ma soprattutto nitide anche di notte e con bassa visibilità. C’è il GPS intergrato che vi permette di sincronizzare i video con il percorso effettuato su Google Maps, sapete sempre a che punto della strada corrisponde il video.

Le Migliori Bistecchiere Elettriche da usare in Casa

Le bistecchiere elettriche sono un prodotto molto apprezzato nelle cucine italiane. Permettono di realizzare grigliate di carne, pesce e verdure in modo rapido e dietetico, senza oli né grassi. Grazie alla resistenza elettrica a serpentina, non si ha bisogno di gas o carbonella e si possono usare direttamente in cucina, al chiuso. Inoltre produce meno fumo e odori perché il termostato permette di regolare il calore. Alcuni modelli hanno un dispositivo specifico antifumo e antiodore.

Ci sono quelle professionali che costano centinaia di euro, un grill elettrico economico si trova tranquillamente a 70-80 euro.

migliori_bistecchiere_elettriche

E’quindi una valida alternativa al barbecue che si fa nel giardino visto che sopra possiamo cuocere di tutto. I migliori modelli in vendita hanno una o due piastre di cottura, solitamente di alluminio rivestito di materiale antiaderente, ma si trovano anche di pietra, ceramica o vetroceramica. Tutte permettono di cucinare light, ma l’antiaderente è più facile da pulire.

Se la utilizzate per grandi quantità di cibo, meglio la bistecchiera a due griglie, che possono essere posizionate l’una sopra l’altra, a contatto, per cuocere velocemente da entrambi i lati oppure essere disposte affiancate per raddoppiare la superficie di cottura. In alcuni modelli puoi addirittura girare la piastra.

La temperatura è regolabile da 70° C a 250° C e, in alcuni apparecchi, è possibile selezionare le due piastre su valori diversi, oppure bloccare quella superiore in posizione sollevata per evitare il contatto con i cibi. La potenza varia da 700-800 watt fino a 2400 watt: più è alta, prima la piastra si scalda e mantiene più a lungo il calore.

E’ chiaro che è consigliabile utilizzarle all’ aperto per fare barbecue, ma nulla vieta di usarle anche in casa, magari vicino una cappa aspiratrice.

Vantaggi e svantaggi

la bistecchiera elettrica, rispetto a quella a carbonella, ha il vantaggio sicuramente della semplicità d’uso. Non bisogna accendere il fuoco ed aspettare che si scaldi, qui con la resistenza elettrica interna è tutto immediato.

La cottura, rispetto alla bistecchiera tradizionale, è piu’ uniforme grazie alle piastre che si chiudono sul cibo, cuocendolo in maniera uniforme su entrambi i lati, per una cottura pressochè perfetta. 
I modelli più moderni di bistecchiere elettriche sono dotati di dispositivi detti elimina odori e mangia-fumo. Inoltre sono da considerare i seguenti punti pro e contro:

  • Non necessitano di grassi in aggiunta per la cottura;
  • Riducono i cattivi odori e soprattutto il fumo;
  • Ha bisogno soltanto della presa elettrica per poter funzionare;
  • Ti consente di cuocere in maniera uniforme senza dover girare la carne;
  • Solitamente è ingombrante.

Lo svantaggio più comune tra tutti i tipi di bistecchiere elettriche consiste nel mantenimento degli odori dato che, non potendo essere utilizzati saponi in quantità idonea per eliminarli, questi tendono a sedimentarsi, a meno che non pulite la bistecchiera con prodotti naturali. Per questo motivo è sconsigliata la cottura di carne e di pesce sulla stessa piastra.
Meglio averne due allora, magari acquistandole più in là nel tempo.

Quale scegliere

possiamo dividere i grill elettrici in 4 tipi:

  • Bistecchiere in ghisa
  • Bistecchiere antiaderenti
  • Bistecchiere elettriche
  • Bistecchiere alle pietre ollari

In base alla scelta varia anche il prezzo che sarà influenzata ad esempio dalle piastre e griglie di tipo asportabile, che sono facili da rimuovere e pulire anche in lavastoviglie.

Spendendo un po’ di piú possiamo prendere quelle con il gancio regolabile in altezza che ci consente di allontanare la piastra dal calore in modo da variare il tipo di cottura.

 

I migliori modelli

Rowenta 702D: bistecchiera con doppia piastra elettrica da 2 Kw. Ha la funzione cottura automatica che cuoce senza far nulla impostando il tempo da sola a seconda del cibo. Cuoce di tutto, dagli hamburger alla carne al pesce al formaggio, verdure comprese.

Philips HD6323/20: è fornito di coperchio per facilitare la cottura. Regolabile su temperature da 70 °C a 230 °C, ha potenza di 2000 watt e piastra antiaderente che può essere usata su due lati: liscia e con scanalature.

De’Longhi CGH902:una volta aperta, la superficie di cottura della bistecchiera CGH 902 di De Longhi raddoppia. Con piastre in materiale antiaderente, ha potenza di 1500 watt e un sistema che facilita la scolatura e la raccolta del grasso e dei liquidi, per una cottura ancora più light.

Girmi Grigliatutto BS45: la bistecchiera BS45 di Girmi è dotata di rivestimento interno antiaderente Petravera®, resistente come la pietra a graffi e usura, per una cottura perfetta senza oli né grassi. Ha potenza di 1500 watt e manico
termoresistente con chiusure laterali.

Ariete La Grigliata 2200: potenza da 2,2 Kw entra subito in temperatura. Ha il timer per la programmazione e vasca per lo scolo del grasso, si pulisce facilmente con un normale detersivo per i piatti. Coperchio in vetroresina che si può facilmente inserire nella lavastoviglie.

Cosa sono I sensori Pir Anti Intrusione

Uno dei componenti più importanti in un antifurto della casa è rappresentato dal sensore Pir. Si presenta come una piccola scatola con una lente in plastica ed è in grado di rilevare il movimento di un corpo umano a distanza. Va utilizzato insieme alla centralina a cui invia un segnale di allarme.

Vengono utilizzati in tantissimi elettrodomestici perchè poco costosi, piccoli ed in grado di assorbire un livello minimo di energia elettrica. I sensori infatti trovano impiego nel settore industriale, in quello automotive e nei componenti elettronici e nella domotica per la casa. Molto utili anche nel controllo dell’ illuminazione, ad esempio fanno accendere la luce quando una persona entra in una stanza.

Nel nostro caso, funzionano bene come anti intrusione. Rilevano la presenza di un corpo umano a distanza di diverse decine di metri.sensore-pir

Come funzionano:

ogni corpo umano emette calore. Il sensore Pir è in grado di “captare” a distanza la variazione di temperatura all’interno di una stanza. In pratica memorizza i dati nel momento di stasi, quando nessuno è presente, al momento dell’accensione e si accorge della differenza che si viene a creare quando qualcuno entra nella zona sottoposta al suo controllo. La funzione “pet immune” presente nella maggiorparte dei prodotti fa sì che il sensore non debba rilevare l’allarme quando passano davanti alla sua zona animali domestici oppure uccellini se installati all’aperto.

Un PIR è in pratica costituito da un piccolo sensore piroelettrico in grado di rilevare i livelli di radiazione infrarossa. Si trova all’interno della scatolina che va installata a muro. Questo sensore emette alcune radiazioni di raggi infrarossi che leggono la temperatura di un corpo a distanza .

Non ci sono soltanto i sensori passivi, ma anche quelli attivi. In questo caso il raggio emesso viene riflesso da un altro sensore specchio posto davanti all’ altro.

I Pir possono essere utilizzati all’interno oppure all’ aperto. In quest’ultimo caso devono possedere un alto grado di protezione IP per resistere ad agenti atmosferici come pioggia, neve e vento. Sono dotati anche di sistemi anti accecamento, antistrappo. Lavorano spesso su una doppia frequenza ridondante, in modo da poter essere difficilmente intercettati quando inviano il segnale alla centralina.

I prezzi per un Pir interno è molto basso. Circa 20-40 euro. Ovviamente ci sono anche sensori che superano i 100 euro. Un pochino più cari quelli attivi da esterno che riescono a coprire anche perimetri di 100 metri. In questo caso il prezzo arriva anche a 200-300 euro la coppia.

I sensori a microonde

un’altra tecnologia nella rilevazione del movimento di una persona all’ interno di una stanza è quella che utilizza le microonde. In questo caso si tratta di radio frequenze. La tecnologia ad infrarossi e microwave può essere anche usata congiuntamente, in questo caso avremo sensori detti “a doppia tecnologia”. L’allarme viene attivato solo se i due controlli (microonde e infrarossi) hanno dato esito positivo.

Barriere perimetrali

un particolare tipo di sensore è rappresentato dalle barriere infrared per l’esterno. In questo caso due rilevatori vengono montati uno di fronte all’ altro, in maniera precisa. Possono trovarsi anche a distanza di decine di metri. Un emettitore ed un ricevitore, quando sono attivi emettono un fascio di luce invisibile che se oltrepassato fa scattare l’allarme. Molto utili nel controllo delle recinzioni, cancellate, muri perimetrali ed altro che si trova all’esterno di una casa o di una villa, compresi terrazzi e balconi.

Risorse

Sensore infrarossi wikipedia

Quanto costa Installare un Impianto Fotovoltaico

Produrre dal sole energia elettrica sembra una cosa fantascientifica ma è semplicissima. Si tratta di installare e montare dei moduli fotovoltaici che trasformano l’irraggiamento solare in corrente da utilizzare all’interno delle nostre case. Questi tipi di impianti ormai sono presenti in tantissimi tetti di edifici e palazzi, ma anche in campi agricoli.

Il boom del settore delle rinnovabili è stato fortissimo negli ultimi 10 anni, ma ha accusato un calo invece negli ultimi tre anni. Il motivo è la fine degli incentivi del conto energia, quel sistema che prevedeva il rimborso per vent’anni di tutta l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico. Ma quanto costa installare un impianto fotovoltaico? Vale la pena ancora montare un sistema solare sul tetto della casa. Cerchiamo di rispondere a queste domande.

Quanto produce un sistema fotovoltaico

Dipende da molti fattori, in primis dalla zona climatica in cui verrà montato. Al sud Italia un sistema da 1 kW di potenza in grado di generare anche 1500 kWh l’anno, al centro Italia circa 1300, al Nord Italia 1200. Sono ottimi valori se pensiamo che la Germania, ancora più a nord di noi, è il primo paese al mondo per impianti installati. Significa che la convenienza c’è, soprattutto per le nostre zone climatiche.

montaggio impianto fotovoltaico

Per capire di quanta corrente abbiamo necessità durante l’anno, basta prendere tutte le nostre bollette elettriche. Sommiamo i kilowatt consumati e avremo un’idea di quello che è l’assorbimento annuale della nostra famiglia. A quel punto cerchiamo di dimensionare l’impianto fotovoltaico. Anche perchè lo scopo è quello di consumare il piú possibile l’energia prodotta durante il giorno perchè di notte i moduli non producono. Quindi dovremo fare le lavatrici di giorno, usare il forno di giorno, asciugacapelli di giorno, insomma il contrario di quello che facciamo ora.

Quanto spazio occupa un impianto solare

Per ogni kilowatt ci vogliono almeno 8 metri quadri di spazio, un’ area che non è casuale, ma deve essere non ombreggiata ed esposta a sud, con un’inclinazione dei moduli di circa 30°. È molto importante quindi che non ci siano ombreggiature nella parte in cui andremo ad istallare il nostro impianto.

Recuperare l’investimento iniziale con gli incentivi

Anche per il 2018 ci sono le detrazioni fiscali del 50% su una spesa massima di € 48.000 per impianti sotto i 20 kW di potenza. Ci rientrano tutti gli impianti casalinghi. Se quindi spendiamo per un sistema fotovoltaico  € 10.000, possiamo portare in detrazione € 5000 in 10 anni. Ovvero € 500 ogni anno. Si tratta di un bel risparmio fiscale.

Quanto costano i moduli fotovoltaici

I prezzi, come detto, negli ultimi 10 anni si sono abbassati moltissimo. Oggi un sistema da 3 kWp, ideale per una famiglia di quattro persone, costa circa € 6000, con gli incentivi fiscali lo paghiamola metà. È in grado di produrre energia energia elettrica che ci fa risparmiare circa € 600 l’anno in bolletta. Calcolando 20 centesimi di euro per 3000 kilowatt prodotti.

Differenza tra fotovoltaico e solare

molto spesso si mischiano le cose. Un impianto fotovoltaico produce corrente elettrico, uno solare permico acqua calda per uso sanitario. Nel secondo caso parliamo di collettori solari che possono costare anche circa 1000 euro, quelli piani a circolazione naturale. Ottimi per la doccia, specialmente nel periodo primaverile estivo e autunnale. Se vogliamo dotarci di un impianto in  grado di produrre acqua calda anche in inverno dobbiamo scegliere i collettori “heat pipe”, costano di piú ma producono acqua calda anche in inverno con poca luce. Ideali anche per realizzare sistemi i riscaldamento a pannelli radianti.

quanto dura un impianto fotovoltaico

Un sistema del genere può durare anche decine e decine di anni. Calcolate che la garanzia delle marche è di 25 anni sull’ 80% del rendimento iniziale. Significa che dopo un quarto di secolo i pannelli funzionano ancora ma con rendimenti ridotti del 20%.

Maggiori informazioni: http://www.pannellifotovoltaiciprezzi.org/
http://www.gse.it/it/Pages/default.aspx

 

I sistemi Anti Intrusione a Raggi infrarossi

sensori_esterniColoro che vivono al piano terra o in ville, che hanno un facile accesso dall’ esterno hanno il terrore delle intrusioni. Ladri e malintenzionati hanno infatti vita facile per penetrare all’ interno delle abitazioni.

Proprio per questo sono stati progettati allarmi in grado di “neutralizzare” qualsiasi tentativo. Uno degli ultimi ritrovati tecnologici è rappresentato dalle barriere perimetrali a raggi infrarossi. Cerchiamo di capirne di più sul loro funzionamento e sulle possibili applicazioni per la sicurezza della casa.

Un sistema di antifurto è composto da centralina, sensori, contatti magnetici e sirena. I più complessi possono avere anche telecamere di sorveglianza che inviano costantemente via Internet video, suono ed immagini della zona sorvegliata. I sensori sono quelli che controllano i movimenti ed, in caso di intrusione, inviano un segnale di allarme alla centrale. La stessa provvederà a far “suonare” la sirena e nel contempo ad inviare una chiamata tramite il combinatore telefonico a dei numeri prestabiliti.

Come detto il sensore si occupa del controllo esterno. Se qualcuno entra nell’ area controllata invia un allarme. I rilevatori o sensori sono, nella maggiorparte dei casi, dei Pir ovvero “passive infrared“. Un sensore che è in grado di rilevare a distanza la variazione di calore. Dato che ogni corpo umano emette calore, il sensore tramite emissione a raggi infrarossi si accorge della presenza.

Nel caso delle barriere perimetrali, soprattutto quelle utilizzate all’esterno per proteggere muri e balconi, i sensori sono attivi. Ci sarà un emettitore ed un ricevitore. Quando il fascio di raggi infrarossi viene interrotto, si invia un segnale di allarme.

Queste barriere sono tarate in modo da non creare falsi allarmi, “funzione pet immune”, quando passano degli animali di fronte a loro. Cani, gatti ed uccelli potrebbero far credere che ci sia un presenza umana quando invece non è così. Sono inoltre resistenti ad intemperie e getti d’acqua ed hanno la funzione antistrappo e anti sabotaggio.

Alcuni sensori sono anche a microonde, ovvero doppia tecnologia combinata con i raggi infrarossi. L’allarme scatterà solo quando sono verificate le due condizioni, infrarossi e microonde. Ciò se da un lato abbassa la “sensibilità” dell’ allarme, dall’ altro lato garantisce un’immunità ai falsi allarmi.

Il prezzo dei sistemi anti intrusione a raggi infrarossi è piuttosto economico. Una coppia di rilevatori costa circa 150 euro di buona qualità. Una centrale invece ha un prezzo compreso tra 300 e 700 euro mentre una sirena costa circa 100 euro. Potete anche usufruire delle detrazioni fiscali del 50% per coloro che acquistano questi apparati di sicurezza.

Antenne Wifi Potenti per Pc

Il segnale wifi che riceviamo spesso potrebbe essere troppo debole. Dipende da varie cause, tra cui la lontananza della fonte che trasmette. Facciamo un esempio: abbiamo il router adsl che si trova a decine se non centinaia di metri. Con l’antenna integrata che si trova sul pc portatile oppure con una piccoli esterna non ce la facciamo a captarlo.

Come fare? Dobbiamo arrenderci all’ idea di non poterci collegare ad Internet? Esistono sul mercato delle Antenne wifi potenti che permettono proprio di connettersi anche chilometri di distanza. Vanno piazzate all’ esterno dell’ abitazione proprio come avviene per un’antenna televisiva.

Una delle piú famose è TP LINK TL ANT, si trova in offerta su Amazon. E’ un modello a griglia che assomiglia molto ad una della televisione. Si fissa esternamente su una ringhiera o su un palo e riesca ad arrivare a prendere un segnale wireless a distanza di chilometri.

Si collega al nostro pc tramite l’attacco PIGTAIL, dobbiamo comprare questo riduttore che si infila nella porta Usb. Il cavo di 3 metri poi si avvita ed il gioco è fatto. E’ compatibile con tutti i sistemi operativi che ci sono, Windows 10,8,7 , Linux Mac. Una volta collegata troverete una sfilza di reti, sono tutte quelle che si trovano in giro, ovviamente ce ne saranno centinaia.

L’antenna non può essere montata internamente, in questo caso potete usare questo modello qui. Non ha la stessa potenza della precedente, ma riesce ad amplificare un segnale basso.

Se invece vogliamo amplificare un segnale wi-fi, per renderlo disponibile in un’area piú ampia possiamo utilizzare questo wireless repeater. E’ semplicissimo da usare. Si mette li’ dove il segnale inizia ad essere meno potente e lo amplifica raddoppiando la portata. Basta schiacciare un pulsante, inserire tramite pc collegato con cavo usb la password della vostra rete, ed ecco che la portata è stata raddoppiata. Ideale per coloro che vivono ad esempio in una casa  piú piani ed il segnale non arriva in tutte le zone.

Come puntare le antenne del router

per avere un segnale che esce potente, nella migliore delle condizioni dal router due antenne devono essere perpendicolari tra loro. Una per verticale l’altra per orizzontale. Ciò è dovuto al fatto che la ricezione radio viene massimizzata quando sia il client sia il punto di accesso hanno abbinato la polarizzazione (antenne che puntano lungo lo stesso piano). Alcuni dispositivi client dispongono di antenne orientate verticalmente, alcune orizzontali.

Indirizzando le antenne in entrambi i modi, massimizza la ricezione radio, a prescindere dal modo in cui l’antenna del dispositivo è orientata. FONTE MAC OBSERVER

Migliori Dash Cam con Modalità Parcheggio

Le dash cam sono piccole telecamerine che si montano in auto. Hanno varie funzioni: permettono di riprendere la strada davanti per avere una testimonianza in caso di incidente, ma possono essere utili anche quando lasciamo l’auto parcheggiata. Molti modelli lavorano infatti in “modalità parcheggio“, parkink mode, ovvero hanno un sensore che si attiva in caso di urto e riprende tutto quello che sta accadendo davanti o dietro l’auto. Sono quindi utili per avere video immagini di eventuali auto che ci hanno tamponato e che sono scappate, oppure di eventuali vandali.

Si noti che mentre quasi tutte le telecamere moderne sono dotate di un sensore G in grado di rilevare gli impatti alla vostra auto, solo alcuni di loro supportano il rilevamento del movimento visivo. Tieni presente che l’utilizzo del rilevamento del movimento ha senso quando si sta parcheggiando in un posto tranquillo. In una strada trafficata, tuttavia, dove le persone camminano per tutto il tempo, può portare all’attivazione della registrazione molto spesso, sprecando energia della batteria e lo spazio di archiviazione.

dash cam parcheggio

Diversi tipi di modalità di parcheggio

1. Modalità di parcheggio semplice: se l’impatto o il movimento viene rilevato dalla telecamera auto con registratore parte la registrazione con la speranza di riprendere la targa dell’ auto o l’autore del sinistro. Il problema con questa modalità di parcheggio di base è che ci vogliono circa 2 secondi dal momento dell’ impatto all’ inizio della ripresa, potrebbe passare quindi troppo tempo.

2. Modalità di registrazione in loop: la fotocamera registra in modo continuo e salva la ripresa video nella memoria interna cancellando il vecchio minutaggio. Quando viene rilevato un impatto o un movimento salva tutto quello che è accaduto 10 o 20 secondi prima e da li’ in poi conserva tutto. Sarà visualizzato anche un avviso quando tornerai alla tua auto, perciò saprai che è successo qualcosa.

3. Modalità Time-lapse: un’alternativa alle modalità sopra indicate è la modalità time lapse, in cui la fotocamera scatta una foto al secondo (1fps). Ciò consente di guardare una versione a tempo trascorso di quello che stava succedendo attorno alla tua auto mentre sei andato via. Alcune fotocamere passeranno inoltre alla normale registrazione per un certo periodo di tempo dopo che rilevano un evento.

Come installare le camme Dash per la modalità di parcheggio

Le dashcam hanno una batteria limitata nel tempo che può durare anche 24 ore, ma se lasciamo l’auto parcheggiata per giorni dovremo collegarla alla  circuiteria interna dell’auto (con un kit di cablaggio) oppure all’accendisigari.

Tieni presente che un semplice kit di cablaggio NON scarica la batteria dell’automobile, l’assorbimento è molto basso..

Dash cam quale scegliere

Una videocamera utilizzata per la sorveglianza del’ auto nel parcheggio deve soddisfare i seguenti criteri:

  • Discreta: Probabilmente non vuoi che la tua videocamera sia troppo visibile, specialmente se utilizzerai per la sorveglianza nel parcheggio. Una grande fotocamera, visibile potrebbe attirare l’attenzione dei ladri.
  • Qualità video: dovrebbe ovviamente essere buona. Se si va per una camma a doppio canale, è consigliabile prenderne una che registra a risoluzione 1080p in entrambi i modi. Alcune a doppie camme, dual dash, registrano solo a 720p.
  • doppio canale : la dashcam montata sul parabrezza anteriore riprende solo la parte davanti, quella a doppio canale permette l’installazione di una telecamera anche dietro che comunica in bluetooth con quella davanti. Sono di recente introduzione anche dashcam con 4 lenti, in grado sulla carta di coprire un angolo visivo di quasi 360°; il costo di questi ultimi modelli è però ancora elevato. Nel caso di dashcam multilente, visto l’elevato traffico di informazioni cui è soggetto il microprocessore, generalmente la funzione GPS logger non è disponibile per risoluzioni superiori Full HD.
  • Affidabilità:ovvero deve funzionare sempre.
  • Scheda SD: Ultimo ma non meno importante, assicuratevi di installare una scheda di memoria capiente per non perdere i dati.

Per tutti questi motivi abbiamo selezionato i migliori modelli che hanno la modalità parcheggio:

Aukey dash cam: una delle piú economiche telecamere per Auto con risoluzione Full HD 1080P, Obiettivo Grandangolare di 170 Gradi, Visione Notturna, Rilevatore di Movimento, Registrazione in Loop, G-Sensor e 2,0″ Schermo LCD

Garmin Dash Cam 35: questa dash cam ha Funzioni di guida assistita con avvisi che includono l’allarme di collisione frontale e la presenza di telecamere e autovelox, GPS integrato: i filmati vengono integrati con i dati di posizione, direzione, velocità, data e ora per mostrare esattamente dove, come e quando sono stati registrati, sensore di rilevamento eventi consente di salvare e proteggere da sovrascrittura i filmati in caso di collisioni e degli incidenti.

Blackvue: telecamera a doppio canale da montare anteriormente e posteriormente. La migliore in assoluto, ha il wifi intergrato quindi si può collegare anche a spot e al cellulare. 3 modalità di registrazione, normale, eventi e modalità di parcheggio sono attivate tramite il supporto integrato, sensore G. Visione di registrazioni delle registrazioni SU SMARTPHONE, playback video, condividere social media e con file di back up BlackVue C, utilizzando la App. GPS integrato.

Per altri modelli e approfondimento: https://www.tecnofun.eu/le-migliori-dash-cam-per-video-riprese-in-auto/

 

FUJIFILM FINEPIX XP120 macchinetta fotografica waterproof recensione

Spesso siamo al mare o in piscina per scattare foto dei fondali o comunque in posti dove c’è il rischio che lo smartphone o una macchinetta fotografica possa bagnarsi. Anche se sul mercato esistono custodie impermeabili che proteggono dall’ acqua sarebbe meglio non rischiare ed acquistare una camera waterproof.
Fujifilm, in questi anni, ha sempre dato prova di puntare nello sviluppo dei modelli resistenti e si presenta puntuale all’appuntamento estivo con
un nuovo modello, la FinePix XP120, in offerta su Amazon.

Visto che si parla di una macchinetta fotografica waterproof, ovvero che può andare sott’acqua, la profondità massima è uno dei dati più importanti per i
subacquei che sono alla ricerca di un modello compatto da portare nelle loro immersioni: si è oggi passati ai 20 metri di profondità, sicuramente insufficienti
per i sub più esperti, ma adatti a chi ha un brevetto di primo livello, che consente di spingersi fino a 18 metri sotto l’acqua. Dal modello precedente (XP90), la XP120 eredita praticamente tutte le caratteristiche tecniche: stesso sensore, stesso processore d’immagine, stessa ottica e stesso (almeno apparentemente) corpo macchina.

In realtà, nonostante le dimensioni e il peso siano perfettamente coincidenti, l’affinamento del processo produttivo del guscio ha permesso di soddisfare certificazioni più restrittive. Per questo, se sulla carta l’XP90 si “ferma” a 15 metri di profondità  l’XP120 arriva a 20 metri . Da ricordare che il dato dichiarato è comunque un valore di sicurezza e come spesso capita (con i produttori affidabili) inferiore al limite massimo realmente supportato.

Per esempio, durante un’immersione, si può arrivare ad una profondità di 22,9 metri, senza nessun problema. Ovviamente, nella scelta dello strumento più adatto alle proprie necessità, non si può far conto su questa tolleranza, però è importante sapere che, a differenza dei prodotti cinesi low cost il valore indicato sia più che supportato. Processo produttivo della scocca a parte, la X120 e la X90 sono uguali. Il sensore è sempre un Cmos retroilluminato da 1/2,3” che conta 16,4 milioni di pixel, per fotografie dalla risoluzione massima di 4.608 x 3.456. 

Una risoluzione più che sufficiente, nel caso di un file da stampare in formato A3 (40 x 30 cm). La XP120 dispone di un sistema per la stabilizzazione ottica delle immagini e, in questo caso, la scelta è ricaduta su una soluzione sensor shift. La scala delle sensibilità arriva fino a 6.400 ISO, anche se – a questo valore – la risoluzione del file è limitata a 8 MPixel. L’interfaccia dei comandi è scarsa, ma nell’ottica di una punta-e-scatta questo non rappresenta certo uno svantaggio. La XP120 è infatti progettata per lavorare in pieno automatismo, senza che sia necessario variare i parametri di scatto. Le funzioni base (come ad esempio zoom, macro, flash e timer) sono facilmente modificabili tramite tasti dedicati (in verità un po’ piccoli, soprattutto se si utilizza questa fotocamera con i guanti). L’unica scelta discutibile è la posizione del tasto di registrazione video: non solo si trova di fianco al tasto on/off, ma per di più ha le stesse dimensioni. Anche l’ottica è ereditata dalla XP90. Si tratta di uno zoom Fujinon 5X, con escursione focale equivalente a un 28-140mm.

Vi ricordiamo che l’acqua ha un diverso IR o indice di rifrazione e questo zoom, nella fotografia subacquea, si comporta come un 37-185mm. Tra gli aggiornamenti “minori” rispetto al modello precedente vi segnaliamo il supporto, via wireless, alle stampanti instax SHARE di Fujifilm e una nuova modalità di scatto, la Cinemagraph. Con quest’ultima modalità potete creare cinemagrafie, ovvero immagini fisse in cui alcuni dettagli (scelti da voi) sono in movimento.
In definitiva, rispetto al modello precedente, ci sono davvero poche novità, ma poter arrivare fino a 20 metri costituisce da solo
un innegabile plus.